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L'astronautica italiana - Gli albori

Astronautica

L'AVVENTO DELL'ASTRONAUTICA ITALIANA

L'Italia spaziale ha le sue origini nei primi decenni del ventesimo secolo, in sintonia con quanto stava maturando in altri paesi. Tutti facevano seguito al russo Tsioikovski che tra la fine dell'ottocento e l'inizio del novecento affrontava i primi studi della nascente scienza astronautica. Ma come era inevitabile per una nuova disciplina, ricca di fascino e avventura, essa trascinava contemporaneamente, un po' dovunque, fantasiosi ideatori e rigorosi scienziati.
Il primo contributo italiano agli studi sul volo spaziale fu dell'ingegnere civile Giulio Costanzi, poi generale dell'Aeronautica e presidente del Registro aeronautico italiano, il quale nel 1914 pubblicava sul periodico "Aer" un articolo in cui esaminava tecnicamente alcuni problemi della navigazione nel cosmo e ipotizzava la possibilità di far ricorso all'energia nucleare per la propulsione delle astronavi. Qualche anno dopo l'ingegner Luigi Gussalli ideava e sperimentava, su un banco mobile terrestre, un "propulsore a doppia reazione", così da lui chiamato. Nel 1923 pubblicò i risultati ottenuti nel libro "Si può già tentare un viaggio dalla Terra alla Luna?", indicando anche le applicazioni a veicoli spaziali, più tardi Gusalli, proseguendo nel lavoro teorico, ipotizzava astronavi spinte dal Sole descrivendole in un altro libro, del 1946, dal titolo "I viaggi interplanetari per mezzo delle radiazioni solari"

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