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Il primo razzo

Astronautica

L'ASTRONAUTICA ITALIANA - I PRIMI PROTOTIPI

Emergeva per la prima volta in quel periodo un certo interesse dell'industria a esplorare le possibilità offerte dai nuovi mezzi di trasporto spaziale. A partire dai primi anni cinquanta Aurelio Robotti del Politecnico di Torino conduceva una serie di esperienze, prima autonomamente, poi con il contributo della Marina militare e dell'Aeronautica militare e successivamente con l'appoggio degli stabilimenti Whitehead - Motofìdes. A questa società della Fiat a Livorno, nella primavera del 1955, il ministero dell'Aeronautica assegnò una commessa di missili AR-15 studiati da Robotti.
Aurelio Robotti progettò razzi a propellenti liquidi (acido nitrico e anili­na) sperimentandone una quindicina di modelli, alcuni anche in decine di esemplari. Si deve a lui l'ideazione, la costruzione e il lancio del primo razzo italiano a propellenti liquidi avvenuto con successo il 9 maggio 1952 a Pian della Mussa, nell'alta val di Lanzo.
Si consolidava, nel frattempo, anche l'interesse delle forze armate tanto che, sempre intorno alla metà degli anni cinquanta, la Marina militare ospitava per un paio d'anni all'arsenale di La Spezia lo scienziato tedesco Hermann Oberth, mentre l'Aeronautica militare manteneva rapporti di consulenza con l'esperto tedesco Rolf Engel sino alla metà degli anni sessanta.
Sulla spinta del rinnovato interesse, ma anche nella consapevolezza che per avere tecnici all'altezza della nuova tecnologia bisognava creare una scuola, per decreto del presidente della Repubblica, nell'ottobre 1955 veniva costituito presso l'Università di Roma un corso di laurea in Ingegneria aeronautica, con indirizzo missili, operante tré anni più tardi.
Era un altro segnale di crescita che trovò ulteriori conferme verso la fine degli anni cinquanta quando l'Aeronautica militare affidò alla Sispre (Società italiana per lo studio della propulsione a reazione) la costruzione di un razzo per ricerche nell'alta atmosfera. Fondata pariteticamente da Fiat e Finmeccanica, la società otteneva un primo contratto di 14 milioni di lire col quale si avviava lo sviluppo del razzo a propellente solido C- 41, lanciato per la prima volta nel 1960 sino ad una quota di 30 chilometri.
Nel 1959 il Consiglio nazionale delle ricerche assieme all'Aeronautica militare stanziava una somma di 600 milioni di lire per il sondaggio delle alte quote; a capo del programma veniva nominato il colonnello dell'Aeronautica Luigi Broglio.
In quell'epoca si lavorava nella propulsione solida soprattutto attraverso la Direzione generale armi e munizioni dell'Aeronautica che elaborava con bpd progetti di razzi sonda di notevoli capacità, tali da poter divenire stadi superiori di vettori in grado di portare in orbita dei satelliti.
Nel frattempo un'altra iniziativa sostenuta sempre dall'Aeronautica militare e affidata alla Contraves Italiana portava alla sperimentazione dal poligono di Salto di Quirra in Sardegna, nel 1963, del razzo a propellenti liquidi Quirra II che secondo le specifiche doveva raggiungere i 70 chilometri di altezza. Il razzo funzionava con acido nitrico fumante e cherosene e al decollo pesava 521 chilogrammi, 18,5 dei quali riservati al carico utile trasportato.
Sempre nei primi anni sessanta si registrava l'iniziativa privata di tre esperti di razzotecnica, il comandante Partel, l'ingegner Laurienzo della Sispre e l'ingegner Diamantini, ai quali si deve la costruzione di un razzo ad acqua che attirò inizialmente l'attenzione dell'Aeronautica, che ne ipotizzò un impiego in campo meteorologico. L'acqua, per effetto di una sostanza chimica con cui veniva a contatto, vaporizzava quasi istantaneamente e uscendo rapidamente dall'ugello di scarico generava quella reazione che faceva viaggiare il razzo. Chiamato "Grillo", il singolare veicolo veniva anche proposto per i trasporti postali verso le isole. Ma dopo alcuni collaudi Grillo (di cui Partel studiò pure una versione più grande e potente) finì per essere dimenticato.
Lo sforzo maggiore nella propulsione a razzo fu compiuto negli anni settanta con i collaudi dal poligono di Salto di Quirra del razzo Alfa costruito congiuntamente da BPD e Aeritalia (ora Alenia Spazio) per un'ipotetica necessità della Marina militare. Pur prevedendo inizialmente il suo impiego a bordo di sommergibili o incrociatori, Alfa avrebbe potuto costituire una ragionevole base di partenza per arrivare ad un vettore a propellenti solidi in grado di portare in orbita piccoli satelliti.
Da queste origini maturò lentamente la nuova realtà spaziale italiana.

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